C'è
tutto il mondo, dentro a un treno. Ci sono respiri, voci ingombranti,
corpi costretti, risate sguaiate. Ci sono taciturni e spigliati, chi
non stacca gli occhi dal telefonino, chi fissa un punto con aria
assente ascoltando musica che rimbomba per il vagone, chi si trucca,
chi ripassa gli appunti per l'esame.
E
poi c'è chi ha voglia di parlare, e di raccontarsi. C'è
chi chiede il permesso di sedersi accanto a te, e ti parla della sua
vita, condensata in venti minuti di conversazione.
C'è
una signora pakistana, occhi profondissimi e vistoso piercing al
naso, tuta in acetato e lunga treccia scura. C'è questa
signora che parla dei suoi figli, della grande che non trova lavoro,
del piccolo che ancora studia. Dei treni sempre in ritardo,
dell'abbonamento più conveniente. Ha attaccato bottone
chiedendomi se studiavo musica: aveva notato il tubo portadisegni e
l'aveva interpretato come la custodia di uno strumento.
C'è
il trentenne che non accetta di avere trent'anni, che porta la
camicia col colletto slacciato e senza cravatta per non sembrare già
troppo adulto, che si offende se gli dai del lei. C'è il
trentenne che scappa da Roma con la scusa di uno stage, con una
laurea in giurisprudenza in tasca, che va a trovare lo zio a Pistoia
con un dolce posato sulle gambe. Parla della suoi quattordici anni
nella Città Eterna, della sua origine calabrese, del suo voler
cambiare aria, perché persino un luogo da quasi tre milioni di
abitanti può risultare stretto. E andare a cercare luoghi in
cui essere più liberi, forse perché non conosciuti. La
richiesta di locali alla moda, di siti turistici da visitare, di
angolini nascosti da scoprire.
Rimaneva
a Firenze ancora per tre giorni, e poi chissà. Gli auguro
buona fortuna.
C'è
il ragazzo scappato dal Kosovo, che ha lasciato là la sua
famiglia e si è trasferito col fratello maggiore, alla ricerca
di migliori possibilità. C'è il ragazzo che sospira
alla tua descrizione di studentessa universitaria, e dice di essersi
pentito di non essere andato avanti con l'istruzione, perché
adesso l'unica occupazione che è riuscito a trovare è
quella di muratore. E non gli piace stare tutto il giorno chino a
lavorare all'aria aperta, per niente. Così oggi si è
stufato, si è preso il pomeriggio libero ed è andato a
perdersi per le vie di Firenze. Bellissima, dice, “mentre qui a
Prato non c'è nulla, nemmeno una discoteca”.
C'è
tutto il mondo, dentro a un treno. E mille e mille storie che hanno
voglia di essere raccontate.
Basta
farsi trovare in ascolto.