Thinking about: a train.
Ieri ho incontrato una signora, sul treno che mi portava a casa. Si è seduta sul sedile vicino al mio, con un parka verde militare, un enorme colbacco di pelliccia nera ed uno di quei trolley di tessuto leggero che usano le persone anziane per andare a fare la spesa, stracolmo di vestiti.
Ha guardato fuori dal finestrino per metà del viaggio. Alla fermata di Firenze Castello mi ha chiesto se sapevo quali treni portano a Pistoia, ed a che ora passano, e da quel momento non è più stata zitta.
Quarantatrè anni, pisana, vive a Firenze da un anno, un grande amore che dura da quattro anni con un ragazzo di Prato. "Lui è un inglese, io un'americana". Sguaiata, entrante, arguta. Ha cominciato a fare domande, su cosa facevo, se studiavo, se lavoravo. Ad ogni risposta partecipava, rideva, commentava come se la conoscessi da una vita. Mi ha guardata ed ha detto "E si vede che sei anche innamorata!". Le ho raccontato di chi.
Aveva commesso un grave errore sul lavoro e come risultato aveva ottenuto di esser lasciata a casa fino a marzo. E come se fossi una sua vecchia amica, mi ha chiesto consigli su come mi sarei comportata io al suo posto. Le ho detto di non mollare mai per vergogna, o per paura di non esserne all'altezza, ma di andare avanti a camminare a testa alta nonostante tutte le volte in cui potresti inciampare.
Se n'è andata alla fermata di Prato Centrale, facendo l'occhiolino, sgomitando e ridendo, così com'era arrivata.
Mi piacerebbe rincontrarla, chissà se ci riuscirò.

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